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Nuovo_1_DSC01448ANGRI – Si è svolta nei locali del Centro Celiachia della Farmacia nazionale di Angri la manifestazione “Natale… senza glutine” organizzata in collaborazione con l’Associazione Italiana Celiachia e il Rotary Club di Nocera Inferiore Apudmontem.

Un’occasione per fare informazione sull’intolleranza alimentare al glutine in una modalità che si distacca dal semplice convegno informativo a favore di una interazione più attiva tra medico, paziente e farmacista.

Grazie alla presenza della psicopedagogista dottoressa Maria Grazia Lombardi e delle psicologhe dottoresse Luisa Cutolo e Adriana Napoletano è stato possibile affiancare alle consulenze del Direttore U.O. di Pediatria, e Centro di riferimento regionale Celiachia polo di Cava dei Tirreni, dottor Basilio Malamisura anche un supporto psicologico rivolto in particolare alle mamme che si trovano nella situazione, non sempre agevole, di dover spiegare ai propri bimbi per quale motivo devono consumare pasti diversi da quelli dei loro amici.

“L’idea di organizzare questa manifestazione – precisa il dottor Carmine La Pepa della Farmacia Nazionale – nasce dal desiderio di offrire alla cittadinanza la possibilità di interagire, nello stesso momento, con diverse professionalità con acclarate competenze nell’ambito della intolleranza alimentare al glutine; così da poter favorire un confronto organico e multi disciplinare sulle problematiche che i pazienti si trovano ad affrontare quotidianamente”.

Molto interesse ha suscitato la nuova formula tanto da consigliare di ripeterla nel prossimo futuro. “Essere celiaci – ha concluso il dottor Malamisura – non significa essere malati. Mangiare senza glutine è una scelta alimentare che possono operare tutti”.

Con la collaborazione dei Rotary Club di Nocera Inferiore Apudmontem e di Siniscola (NU), inoltre,  sarà possibile garantire un approvvigionamento di dolci natalizi gluten – free per i bimbi della città sarda, particolarmente colpita dai nubifragi che hanno interessato la regione nei giorni scorsi.

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sigaretta elettronicaLa sigaretta elettronica utile strumento per smettere di fumare. Al di là delle polemiche e delle critiche che hanno accompagnato il boom della bionda artificiale, sembra dunque che dei risultati siano stati davvero dimostrati. Con l’uso delle sigarette elettroniche nel 60% dei casi si smette di fumare dopo 6 mesi, contro la meta’, il 32%, di chi non le utilizza. E’ uno dei dati emersi dallo studio pilota promosso da Ieo, che ha coinvolto l’Ospedale San Raffaele di Milano e il Centro Cardiologico Monzino. I risultati sono stati presentati dal direttore scientifico Umberto Veronesi e dal direttore di Cardiologia, Carlo Cipolla. L’obiettivo dello studio, nel quale sono stati arruolati 65 pazienti, e’ stato testare l’utilita’ della sigaretta senza tabacco e senza nicotina in pazienti affetti da tumore o da infarto miocardico recente, fumatori di almeno 10 sigarette al giorno da almeno 10 anni.

Dai primi dati emerge che “anche chi non riesce a smettere – ha detto Cipolla – riduce drasticamente il numero di sigarette fumate, meno 10, mentre chi non la usa riduce in maniera inferiore (circa 6). Il 60% dei pazienti da’ un buon giudizio sulla sigaretta senza tabacco e l’80% la giudica un buon modo per ridurre il numero di sigarette fumate. Sulla base di questi dati riteniamo che sarebbe delittuoso non continuare a studiare uno dei pochissimi mezzi che abbiamo trovato contro il piu’ potente killer conosciuto”. Veronesi ha parole dure nei confronti dello Stato che “attraverso il monopolio sui pacchetti di sigarette, lucra su questa tragedia invece di combatterla con ogni mezzo che la ricerca scientifica mette a disposizione”.

“E” consenso sul definire il fumo di sigaretta non un ‘vizio’, bensi’ una malattia specifica, la dipendenza, che non puo’ essere trattata come le altre – ha sottolineato Cipolla -. E’ certo che nessun intervento di disassuefazione, sigaretta senza tabacco compresa, puo’ funzionare da solo, ma deve necessariamente essere parte di un percorso multidisciplinare, che duri nel tempo e che richieda l’intervento di piu’ attori intorno al fumatore, il suo medico innanzitutto. In un contesto dove la lotta al fumo e’ negletta, e i risultati ottenuti molto scarsi, non possiamo rischiare di oscurare il potenziale della sigaretta senza tabacco che potrebbe al contrario rivelarsi di grande efficacia”.

Certo c’e’ ancora molta strada da fare, anche perche’ “a oggi non abbiamo la certezza che sia un metodo anti fumo”, ci tiene a precisare Gabriella Pravettoni, direttore dell’Unita’ di Ricerca applicata in Psicologia, che sottolinea l’importanza di evitare che la sigaretta elettronica crei comunque una dipendenza. “Non c’e’ ancora evidenza scientifica circa la sua efficacia nella disassuefazione nel lungo termine. I dubbi in questo senso sono molto profondi. Quello piu’ diffuso e’ legato al principio della psicologia che afferma che cio’ che non viene elaborato, tende ad essere ripetuto”. Per questo e’ stato messo a punto un nuovo studio clinico che dovrebbe dare risposte scientifiche piu’ sicure. “Abbiamo pensato di reclutare i volontari per il nuovo studio fra i partecipanti al nostro programma di screening del tumore del polmone (Cosmos): in totale, ad oggi, 11.200 forti fumatori di piu’ di cinquant’anni. – conclude Giulia Veronesi, direttore dell’Unita’ Prevenzione e Diagnosi Precoce del Tumore del Polmone -. Verranno arruolati 200 fumatori che saranno seguiti per 6 mesi, valutati dopo 1 anno e poi monitorati a lungo termine, fino a 5 anni. Questa possibilita’ di osservazione prolungata e costante rende unico il nostro studio a livello internazionale. Fino ad ora abbiamo osservato che il fatto di partecipare ad un programma di screening ha un impatto ancora lieve sulla disassuefazione: il tasso di sospensione del fumo e’ dell’8% in 5 anni”.

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federanzianiCiascun farmaco ha effetti diversi a seconda del sesso. Potrebbe dunque rivelarsi piu’ efficace una sperimentazione clinica eseguita tenendo conto anche delle particolarita’ delle pazienti donne, si perchè ad oggi la medicina e’ ancora pensata e testata ‘al maschile’. E’ una “cecita’ di genere” secondo Luca Pani, direttore dell’Agenzia del farmaco (Aifa), intervenuto al convegno ‘Salute di genere: una proposta per il futuro’, organizzato presso l’Istituto Superiore di Sanita’, che punta il dito contro “l’inadeguatezza della metodologia utilizzata nelle sperimentazioni cliniche”, focalizzate apunto essenzialmente sugli ‘uomini’.

Cio’ e’ evidente da due aspetti: “la sottorappresentazione della componente femminile” nei trial e “l’assenza di un’adeguata analisi di genere dei dati ottenuti”, ha spiegato Pani, aggiungendo che l’Aifa ritiene utile “sensibilizzare le aziende farmaceutiche che presentano dossier di registrazione di nuovi medicinali ad effettuare anche l’elaborazione dei dati disaggregati per genere, in maniera tale da evidenziare eventuali differenze” di risposte su soggetti di sesso diverso. Una prospettiva questa, che potrebbe tradursi anche in risparmi sulla spesa. Le donne si distinguono per tanti aspetti dagli uomini, non ultimo per quel che riguarda la salute, ovvero il modo di ammalarsi e di rispondere alle cure, e’ stato ribadito durante il convegno.

Una stessa malattia, infatti, puo’ avere incidenza, sintomatologia, decorso e prognosi diverse a seconda del sesso. La mortalita’ per cancro ai polmoni, ad esempio, e’ il doppio negli uomini rispetto che nelle donne, mentre le malattie cardiovascolari si presentano piu’ tardivamente in queste ultime, ma hanno su di loro conseguenze molto piu’ pesanti. “Uomini e donne hanno menti e corpi differenti e richiedono prevenzione e cure appropriate. Se i test clinici fossero fatti non solo da uomini, ma anche da donne, avremo farmaci piu’ azzeccati e quindi si spenderebbe meno”, ha dichiarato Mariagrazia De Biasi, Presidente della Commissione Igiene e Sanita’ del Senato. Che la medicina di genere costituisca un investimento nel presente che puo’ garantire risparmi nel futuro e’ anche l’idea di Pierpaolo Vargiu, presidente della Commissione Affari sociali della Camera. “Medicina di genere significa dare una risposta piu’ appropriata ai bisogni di salute dei cittadini – il che implica due cose, ha sottolineato in prospettiva risparmi, perche’ serviranno meno medicinali ma piu’ dedicati”, nel presente “un investimento in innovazione e quindi destinazione delle risorse e fantasia progettuale”. 

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omeopaticiCresce e si diffonde l’utilizzo di medicine omeopatiche. A farne un maggior uso sarebbero le donne, ma quanto si sa di queste cure alternative? Secondo i risultati della ricerca condotta dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.Da) su un campione di 1.000 donne tra i 25 e 54 anni, meno di una donna su cinque si ritiene informata in maniera adeguata sul tema.

Dalla ricerca emerge però che il 72% delle italiane, ovvero piu’ di 9 milioni, conosce e ha utilizzato almeno una volta medicinali omeopatici e nel 57% dei casi dichiara di aver avuto un’esperienza decisamente positiva. Il 43% di loro si e’ avvicinata prima volta all’omeopatia su consiglio del medico, il 32% del farmacista, il 26% di un’amica. Ben il 65% delle intervistate ritiene ancora troppo scarso il riconoscimento di quella che viene definita ‘medicina del racconto’ perche’ basata sull’ascolto del paziente, mentre il 37% considera problematica l’assenza del foglietto illustrativo nella confezione, che ne favorirebbe un piu’ facile utilizzo. In genere le italiane fanno ricorso all’omeopatia, per se stesse o per famigliari, nel caso di malattie influenzali e da raffreddamento, ma non solo. “L’integrazione fra omeopatia e allopatia si sta rafforzando – sottolinea Francesca Merzagora, presidente di O.N.Da –, anche in ambiti come l’oncologia, dove i preparati omeopatici sono utilizzati a supporto nel mitigare gli effetti collaterali delle cure antitumorali e aiutare a migliorare la qualita’ di vita”.

E le cure naturali sono state in questi giorni anche al centro di un incontro all’insegna del ‘dialogo’ tra ministero della Salute, l’Agenzia del Farmaco (Aifa) e le imprese, per cercare di dirimere la questione che agita da mesi la categoria, ovvero gli elevati costi di registrazione dei medicinali omeopatici introdotta dal decreto Balduzzi. Costi talmente alti che, secondo quanto denunciano le associazioni, rischiano di mettere in discussione questo tipo di cure, scelte da ben 11 milioni di italiani. “Fiducioso di una positiva soluzione del problema” si dice Fausto Panni, Presidente di Omeoimprese, l’associazione delle aziende omeopatiche, che parla di un clima di dialogo che “consentira’ di affrontare il percorso di regolarizzazione e valutazione dei medicinali nel modo migliore, mantenendo l’obiettivo di garantire qualita’ e sicurezza ai pazienti. Ministero della Salute e di Aifa hanno preso atto delle difficolta’ delle aziende a sostenere i costi previsti dalle attuali tariffe, hanno espresso la volonta’ di garantire a medici e pazienti la disponibilita’ dei medicinali omeopatici e stanno valutando di ridurre le attuali tariffe”.

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sigarette elttrQuante volte ci siamo detti: questa è l’ultima sigaretta della mia vita. Oppure: basta, da domani smetto di fumare. O ancora: butto via il pacchetto e non ne ricomprerò più, non voglio più saperne delle ‘bionde’. Sì, ma pare che questo genere di frasi, nella maggior parte dei casi, venga pronunciata di lunedì. Secondo uno studio pubblicato qualche giorno fa su ‘Jama Internal Medicine‘ sarebbe infatti il lunedi’, di un mese e di una stagione qualsiasi, il giorno in cui e’ piu’ probabile che i fumatori decidano di smettere con il fumo.

La ricerca ha dell’innovativo, soprattutto perchè parte dal web. Ad arrivarci sono stati gli esperti della San Diego State University, del Santa Fe Institute e della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, che hanno monitorato le ricerche su Google fra il 2008 e il 2012 in inglese, francese, cinese, portoghese, russo, spagnolo e tedesco, concentrandosi sulle query correlate al tabagismo, come frasi quali “aiuto per smettere di fumare”. Lo studio ha scoperto che la gente cerca di smettere di fumare piu’ spesso all’inizio della settimana e infatti i volumi di ricerche risultano piu’ alti il lunedi’.

Una constatazione che sembra valere per tutte e 6 le lingue considerate: le query in inglese, per esempio, di lunedi’ sono risultate piu’ numerose dell’11% rispetto al mercoledi’, del 67% rispetto al venerdi’ e di ben il 145% superiori rispetto al sabato. In totale, per tutte le 6 lingue, il volume di ricerche del lunedi’ e’ del 25% superiore rispetto al numero medio combinato di ricerche dal martedi’ alla domenica. “Attraverso l’analisi delle ricerche su Google – commentano gli autori – non abbiamo trovato nulla di riconducibile al caos che ci si potrebbe immaginare: i dati confermano piuttosto che l’interesse a smettere di fumare e’ parte di un disegno di comportamento collettivo piu’ grande che sembra dipendere strettamente dal giorno della settimana”.

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stregaHalloween si avvicina e anche in Italia è sempre più sentito e festeggiato. D’obbligo zucca e travestimento da streghetta o fantasmino. Ma attenzione alle sostanze che si utilizzano per dipingersi il volto. Facce da vampiro, mostro o strega possono infatti costare caro: dermatiti e reazioni allergiche ai grandi e piccoli fan della festa ‘made in Usa’.

“Il problema dei trucchi per la notte delle streghe e’ legato ai prodotti low cost, che possono contenere emulsionanti ma anche colori non ammessi, sostanze tossiche pericolose soprattutto per i bambini, la cui pelle e’ piu’ sensibile”. Il monito arriva dalla dermatologa Riccarda Serri, presidente di Skineco, Associazione internazionale di ecodermatologia.

E se negli Stati Uniti la Food and Drug Administration (Fda) qualche settimana fa ha emesso un ‘alert’ su alcuni trucchi di Halloween per bambini d’importazione, che contenevano colori vietati, la Serri spiega: “Ormai fidarsi del distributore non basta. Bisognerebbe controllare attentamente colori e composizione”. Ma a volte e’ una missione impossibile. Allora come regolarsi per non rovinare il divertimento ai piu’ piccoli? “L’ideale – spiega la dermatologa all’Adnkronos Salute – sarebbe usare trucchi con colori di origine vegetale o alimentare, oppure rivolgersi ad aziende che fanno prodotti per cinema e teatro: gli attori, dovendo indossarli a lungo, fanno molta attenzione a cio’ che contengono i loro trucchi. E se non si conoscono questi canali, un aiuto in questi casi puo’ arrivare dal web”.

Bene anche matite, ombretti e rossetti della mamma, acquistati in profumeria o farmacia. “Mai risparmiare sulla pelle dei piccoli: il mio consiglio – raccomanda la dermatologa – e’ quello di eseguire sempre una piccola prova dietro l’orecchio del bambino, per essere sicuri che il prodotto non dia reazioni. Facce dipinte vietate invece agli allergici, a chi soffre di dermatite atopica e a chi presenta reazioni al nichel, metallo che puo’ essere presente in questi prodotti”.

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pillola giorno dopoNell’81% dei pronto soccorso italiani non ci sono gli stick sulle urine. Nel Sud il vuoto e’ quasi assoluto: sono pochissime, infatti, le strutture in grado di effettuare test di gravidanza rapidi (appena l’11%). E anche nei consultori la situazione non è rosea: in 4 casi su 5 non vengono forniti gli stick per i test di gravidanza, necessari a ricevere la prescrizione della nuova contraccezione d’emergenza. E nel Sud la situazione peggiora: poco piu’ di un consultorio su 10 puo’ disporre dei test (15,4%). I dati sono emersi da una ricerca svolta da Datanalysis e realizzata in 200 consultori e 100 pronto soccorso-dea presenti su tutto il territorio nazionale.

Il risultato di questa situazione è che le donne sono costrette a pellegrinaggi estenuanti verso strutture in grado di rispondere alle loro esigenze o verso laboratori di analisi per test piu’ invasivi e costosi. E se proprio non possono effettuare il test in tempi rapidi devono ricorrere ad altri contraccettivi, meno efficaci rispetto alla nuova opzione terapeutica. Un quadro decisamente negativo, anche perche’ l’Italia e’ l’unico Paese, tra i 61 nel mondo dove e’ stata autorizzata la vendita della nuova pillola per la contraccezione d’emergenza, sottoposto all’obbligo della presa visione del medico di un test di gravidanza negativo prima della prescrizione.

“La contraccezione d’emergenza – sottolinea Francesca Merzagora, presidente dell’Osservatorio nazionale salute della donna (Onda) – e’ un presidio di prevenzione validato e conosciuto, ma, alla luce dei dati, emerge come l’equita’ di accesso e il diritto alla miglior cura disponibile sia fortemente messo in discussione. Da una parte, infatti, ci sono poche strutture che prescrivono, dall’altra, anche quelle che lo fanno sono ostacolate a causa dell’obbligatorieta’ del test di gravidanza, che, oltretutto, come emerge dalla ricerca, risulta non fruibile in molte strutture. La contraccezione d’emergenza e’ l’ultimo baluardo per scongiurare il rischio di dover ricorrere a una interruzione volontaria di gravidanza che, oltre a essere un’esperienza estremamente dolorosa per la donna, risulta di fatto un fallimento delle politiche di prevenzione e pianificazione della salute sessuale e riproduttiva”.

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pesciLa crisi fa bene o male alla nostra salute? Se da un lato possiamo dire che in momenti di scarsità di risorse economiche crollano i consumi di carne, elemento positivo per il nostro benessere, è pur vero che si mangia anche meno frutta, pesce, latte. E soprattutto aumenta l’uso degli alcolici, specie tra i disoccupati. Si beve per dimenticare, o ci si affida a farmaci ansiolitici o antidepressivi.

La crisi economica mondiale iniziata nel 2008 interferisce con molte dimensioni del benessere, e dunque anche con la salute. Ad approfondire la relazione tra crisi economica e salute l’Agenzia Regionale di Sanità, in Toscana, ha prodotto il rapporto “Crisi economica, stato di salute e ricorso ai servizi in Toscana”.

“Gli effetti della crisi – ha spiegato Luigi Marroni, assessore al diritto alla salute che ha presentato i risultati della ricerca – si registrano anche per quanto riguarda la domanda sanitaria. Per esempio, si sono ridotte (anche se in quantità minore rispetto alla media nazionale) le richieste di prestazioni specialistiche. Una riduzione che può essere anche letta in senso positivo, come maggior appropriatezza. Ma, ci dicono i ricercatori dell’Ars, altri effetti della crisi potrebbero essere avvertiti più avanti nel tempo. Questa ricerca, quindi, è per noi di grande utilità, perché ci consente di calibrare meglio i nostri servizi e i nostri interventi, in una fase, come questa, in cui stiamo riorganizzando il nostro sistema sanitario nel senso di una maggiore efficienza e rispondenza ai bisogni sanitari dei toscani”.

Un effetto benefico della crisi, invece, è il rallentamento del trend storico in aumento del sovrappeso, in Toscana come in Italia: questo potrebbe essere la diretta conseguenza della riduzione dei consumi alimentari. Con l’avvento della crisi  si accentuano in Italia e in Toscana le differenze di classe sociale, con una prevalenza dell’obesità e del sovrappeso maggiore nei meno istruiti. E anche i dati su fumo, alcol, sedentarietà, uso di droghe sembrano indicare che la crisi incide maggiormente su alcuni gruppi della popolazione, spesso su quelli più fragili dal punto di vista socio-economico.

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farmacovigilanzaForse tra poco non si dirà più mi serve un Aulin* o una Tachipirina*, ma vorrei un nimesulide o un paracetamolo. Sì perchè pare che i farmaci cosiddetti generici stiano superando, nella richiesta da parte dei pazienti, i medicinali ‘griffati’, almeno negli Stati Uniti. Emergono infatti nuovi dati che confermano il passaggio sempre più veloce dal farmaco di marca al generico: a rivelarlo uno studio del National Bureau of Economic Research, portato avanti da un team di ricerca composto da 7 professionisti provenienti dall’Ims Institute for Healthcare Informatics, dal Massachusetts Institute of Technology (Mit), da Brookings Institution e dall’università di Harvard.

Secondo quanto riportato da ‘MedicalMarketing&Media’, l’indagine ha tracciato la ‘migrazione’ dai brand agli equivalenti a basso costo fra pazienti e soggetti pagatori americani per 6 prodotti che hanno perso il brevetto fra luglio 2009 al maggio 2013. Tutti i medicinali facevano parte delle 50 molecole più prescritte, come l’anticoagulante Plavix* (clopidogrel), l’antidepressivo Lexapro*(escitalopram oxalato), l’anticolesterolo Lipitor* (atorvastatina) e l’antibiotico Augmentin* (amoxicillina e acido clavulanico).

Fra i risultati principali c’è il fatto che con l’arrivo dei generici è di pari passo aumentato il volume delle vendite sia dei ‘senza marca’ che dei prodotti di riferimento, non appena la protezione commerciale è venuta a mancare e che gli equivalenti hanno catturato il 60% del mercato entro 90 giorni o meno dalla scadenza del brevetto. Nel particolare, per Plavix la quota di mercato conquistata dai generici risulta pari addirittura al 90% dopo 2 mesi, mentre lo stesso risultato è stato raggiunto dai generici del Lexapro in 6 mesi e dagli equivalenti del Lipitor in 9 mesi. I ricercatori hanno anche scoperto che l’adozione del generico non varia con l’età, perchè i cittadini semplicemente prendono per buone le decisioni della Fda sull’intercambiabilità dei prodotti.

In Italia per il momento non si può dire la stessa cosa, l’affezione verso il marchio noto sembra ancora forte. Ma chissà che anche da noi il grande sorpasso non sia dietro l’angolo.

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bronchiteLa cattiva stagione è alle porte, e anzi, in molte regioni del Nord Italia è già arrivata. Implementare la vaccinazione anti-influenzale, soprattutto nelle categorie a rischio, e ridurre l’eta’ di offerta attiva e gratuita del vaccino da 65 a 60 anni è la proposta avanzata dalla Societa’ Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanita’ Pubblica (SItI), riunita in Congresso Nazionale a Giardini Naxos – Taormina.

L’influenza rappresenta infatti un non trascurabile problema di sanita’ pubblica per il numero di casi che si verificano in ogni stagione invernale. In media, nell’Unione Europea circa 40.000 persone muoiono prematuramente ogni anno a causa dell’influenza, secondo le stime del Centro europeo per il controllo delle malattie (ECDC). Di queste, 8.000 circa solo in Italia e la maggior parte dei decessi si verifica in soggetti di eta’ superiore ai 65 anni, specialmente tra quelli con condizioni cliniche croniche di base. La SItI ha a tal fine elaborato e inviato al ministero della Salute un documento, che trova in parte riscontro nella nuova Circolare ministeriale contenente le raccomandazioni per la prevenzione e controllo dell’influenza per la stagione 2013-2014.

La proposta non pare azzardata, esistono infatti Paesi che hanno gia’ abbassato a 60 o addirittura 50 anni l’eta’-soglia per l’offerta gratuita e attiva della vaccinazione contro l’influenza. In altri, come gli Stati Uniti, la vaccinazione viene raccomandata per ogni fascia di eta’ indipendentemente dalle condizioni cliniche degli assistiti. E’ la stessa Circolare di quest’anno a sottolineare che ”numerosi studi farmaco-economici dimostrano la piena sostenibilita’ della vaccinazione anti-influenzale al di sopra dei 50 anni, che risulta invariabilmente costo efficace. Uno di essi (che coinvolge diversi Paesi) riporta addirittura che per l’Italia l’estensione di indicazione genererebbe un risparmio (cost-saving)”.

Ma la SItI, oltre a sostenere l’importanza della vaccinazione antinfluenzale, ha messo a punto anche 7 semplici regole di comportamento che possono contribuire a superare meglio l’influenza e a contenere la trasmissione del virus, vediamo quali. 1. Lavarsi spesso le mani con il sapone, e soprattutto dopo aver tossito o starnutito. 2. Coprire la bocca e il naso con un fazzoletto di carta quando si tossisce o starnutisce, gettandolo nella spazzatura dopo l’utilizzo. 3. Stare a debita distanza da chi manifesta i sintomi dell’influenza. 4. Aereare regolarmente gli ambienti chiusi. 5. Evitare di portare le mani non lavate a contatto con le proprie mucose (occhi, bocca, naso). 6. Restare a letto in ambiente caldo ma non troppo secco durante l’influenza, evitando di contagiare gli altri fin dai primi sintomi non andando al lavoro o a scuola. 7. Seguire una dieta equilibrata, ricca soprattutto di liquidi, indispensabili per reintegrare l’acqua e i sali minerali persi a causa dell’abbondante sudorazione dovuta all’influenza.